I gatti del Faraone.
Si sa che spesso i gatti, durante il giorno, dormono. Molti umani credono che questi siano degli indolenti
opportunisti e pigri e che il loro dormire ne sia la prova. La verità è che i gatti sono molto più intelligenti di
quanto sembra ed essi hanno sempre fatto in modo di nascondere le loro qualità agli umani, svolgendo tutte le
attività importanti principalmente di notte, quando loro dormono.
I gatti di Gens Julia, di notte, si riuniscono nella cucina per svolgere i loro compiti. Due mesi prima erano nate
quattro cuccioline da Esterina e Malibu; ora le piccole erano grandicelle e stavano completando la loro istruzione.
Erano già tutte nel loro cesto preferito, quando arrivò Charlie, il maschio anziano della comunità, per la lezione
di storia. Le piccole erano eccitate e contente perché il loro maestro era molto bravo a trasformare le lezioni in
racconti avvincenti. Questa era un'attività molto importante per la famiglia perché, non potendo scrivere, tutto
il sapere comune era tramandato a voce. Tutti i gatti della famiglia erano interessati ai racconti ed oltre alle
piccole si era riunito un bel bruppetto di felini. Charlie si sistemò su una sedia ed iniziò a parlare.
"Buona sera a tutti. Nelle sere precedenti vi ho spiegato delle nostre origini, dei motivi che spinsero una specie
evoluta come la nostra, praticamente perfetta, ad aiutare gli umani nei tempi antichi a sopravvivere a malattie e
carestie. Oggi vi racconterò di come il gatto diventò un animale sacro ed una divinità importante nell'Antico Egitto".
Le quattro piccole erano attentissime alle parole di nonno Charlie. Penelope, Pamela, Polyanna e Paolina erano
affascinate dalle avventure dei loro antenati e chiusero gli occhi per immaginare, come in una visione, la vicenda
che stavano ascoltando…
"Non si accarezza la gatta Bastet prima di aver affrontato la leonessa Sekhmet…"
Il vecchio faraone stava molto male. Da giorni era costretto a letto e si sentiva debole. Sapeva che tra poco
avrebbe raggiunto suo padre Ra, ma prima di farlo, doveva sistemare il problema della successione. Per questo motivo
aveva riunito le più alte cariche della nazione, il Gran Visir, il Grande Sacerdote di Karnak, la Grande Regina,
cioè la più importante delle sue molte mogli, che con lui governava l'Egitto. Erano presenti inoltre i suoi più
stretti e fedeli collaboratori: il capo degli scribi reali, il suo portasandali (il segretario principale), il
Primo Profeta di Amon ed il suo valoroso fratello, comandante delle Guardie Reali.
Dopo averli ringraziati per i loro servigi in tutti gli anni trasorsi insieme, con quel poco di voce che gli restava,
il faraone disse: "Quando sarò sulla barca solare assieme a mio padre Ra, voglio che il mio posto sia preso da mio
figlio Neferkara, che più di ogni altro ritengo capace di portare pace e prosperità al nostro popolo". Alla Grande
Regina il cuore sembrò scoppiare: Neferkara era suo figlio, ma non era mai stato indicato come possibile successore
del faraone; aveva quasi diciotto anni ed amava studiare, ma forse anche per il suo carattere riservato e schivo
non era mai stato tra i favoriti. Il faraone aveva molti figli e non tutti sarebbero stati felici di questa scelta;
egli aveva lasciato credere a tutti che il suo erede sarebbe stato Mamesu, ed invece ora designava un altro figlio
a regnare dopo di lui. Ora capiva anche perché, lei era diventata la Grande Regina d'Egitto, quando un anno prima,
era morta Meritamon, la Sposa Reale precedente. Il suo compito sarebbe stato di appoggiare il nuovo faraone e
difenderlo dai nemici.
Il giorno dopo, fu il Visir che portò a Neferkara la notizia che suo padre era davanti a sua sorella Maat, la dea
della giustizia e lui era il nuovo Signore dell'Alto e Basso Egitto.
I compiti che il giovane re dovette affrontare erano molti e gravosi. I giorni passavano veloci tra mille problemi
dei quali conosceva poco, personaggi di dubbia fedeltà che insistevano per dargli consigli non richiesti, nemici
che si agitavano lungo i confini, sicuri che la morte del vecchio faraone avesse portato un periodo d'instabilità
politica interna propizio per razzie ed incursioni nel loro territorio. La sua vita da un giorno all'altro era
cambiata di colpo e la sera si sentiva stanco. Solo una cosa era rimasta sempre uguale: nella sua camera da letto lo
attendevano i suoi tre amatissimi gatti. Erano due femmine ed un maschio ed erano con lui dalla loro nascita. Due
avevano il classico colore del deserto africano che moltissimi gatti egiziani avevano, ma una femmina aveva uno
splendido mantello nero e gli occhi arancione luminosissimi. Solo i pochissimi servitori e le guardie che da anni
vegliavano sulla sua persona sapevano che i tre gatti abitavano le stanze del nuovo faraone. Da sempre devoto alla
dea Bastet, il giovane faraone era affascinato dall'eleganza dei loro movimenti, dal totale silenzio in cui erano
capaci di agire, dal loro mistero.
Iset, la gatta nera, Kija, l'altra femmina e Narmer, il giovane maschio, erano molto legati al loro amico e
condividevano con lui le stanze ed il giardino adiacente. Sapevano di essere più fortunati dei loro simili, anche se
le condizioni di vita dei gatti egiziani erano tutto sommato buone. Abitatori abituali dei granai, dei templi e delle
case dell'Egitto, i gatti ne difendevano i beni contenuti dai topi e dai ratti, in cambio godevano della protezione
divina di Bastet ed era assolutamente vietato agli uomini far loro del male.
Anche quella sera Neferkara rientrò nelle sue stanze dopo il tramonto. Aveva appena terminato di officiare i riti
religiosi della sera e non aveva molta fame. Gli rimanevano ancora da discutere un paio di questioni con il suo
segretario, che venne fatto entrare. Discussero mangiando della frutta, un po' di anatra arrrosto e bevendo della
buona birra. Quando terminarono ed il portasandali uscì, il faraone si lavò, si distese sul suo letto e si addormentò
subito.
Iset, come al solito, era rimasta vicino a Neferkara per tutta la sera; quando il suo amico si addormentò, Salì
sulla testa della statua raffigurante una leonessa e dedicata a Bastet e si preparò al riposo notturno. Anche gli
altri gatti si erano sistemati nei loro posti preferiti: Kija su un cuscino a destra della finestra, Narmer su una
cassapanca vicino alla porta d'ingresso.
La notte era serena ma senza luna. La debole luce delle stelle entrava dalla finestra aperta ma non riusciva ad
illuminare bene la stanza. Ovviamente per i gatti non era un problema, ma per un uomo molte parti della stanza
sarebbero risultate totalmente nere.
Le ore passavano lente e nella stanza reale tutti dormivano. All'improvviso un'ombra nera apparve alla finestra
aperta; senza fare il minimo rumore l'ombra entrò nella stanza e per un breve attimo un bagliore sinistro fuggì da
un lunga lama che l'intruso impugnava. La nuova presenza non sfuggì ai tre gatti. Il loro sonno leggero s'interruppe,
ma non si mossero. Da esperti cacciatori rimasero immobili seguendo con lo sguardo l'uomo entrato nella stanza.
Il suo nome era Tepi. Era un ladruncolo che viveva di piccoli furti e truffe ed era stato costretto a trasformarsi
in assassino da un signore potente che lo ricattava. Una voce dentro di sé gli ripeteva che doveva andarsene e che
quell'avventura sarebbe finita malissimo. La paura lo faceva tremare. Introdursi nella casa dell'Horo vivente, del
figlio del potente Ra era un sacrilegio che poteva costargli molto caro.
Tepi non vedeva nulla dentro la stanza. Si spostò verso il centro per capire dove fosse il letto del faraone. Narmer,
sentendosi minacciato, scese dalla cassapanca e si spostò dall'altro lato. Il leggero alito di vento dovuto al veloce
ed invisibile passaggio del gatto vicino alle sue gambe fece trasalire Tepi. Anche Kija reagì all'intrusione
emettendo un brontolio sordo e minaccioso alle spalle del ladro. Ormai terrorrizzato, l'uomo fece uno scatto di lato
urtando la statua di Bastet. Fece appena in tempo a vedere due occhi fiammeggianti che si avventavano su di lui che
un terribile dolore al volto lo fece gridare. Gli artigli di Iset gli avevano lacerato il volto e quasi staccato un
occhio in un solo istante. La gatta infuriata che lo aveva aggredito si era repentinamente ritirata, ma ormai le
grida di Tepi avevano risvegliato l'intera ala del palazzo reale. Due guardie armate entrarono di corsa nella stanza
portando delle torce accese e si gettarono sull'intruso; anche Neferkara era in piedi con una corta spada in mano.
Si aspettava che prima o poi qualcuno avrebbe cercato di ucciderlo, in quanto la sua nomina non era stata gradita da
molti altri pretendenti ed era preparato a difendersi. Arrivò di corsa anche il suo fedele amico Thienshu, il
comandante delle sue guardie personali, con altri armati. Lentamente la calma si ristabilì, i soldati trascinarono
via il mancato assassino, con il volto coperto di sangue in seguito all'attacco di Iset mentre altri stavano
setacciando i giardini in cerca di eventuali complici. Thienshu e Neferkara rimasero soli nella stanza. Il faraone
disse: "Dormivo. Credo che uno dei miei amici gatti abbia dato l'allarme; poi ho sentito Iset attaccare quell'uomo
che si è messo a gridare. Evidentemente Bastet mi ha protetto. Domani farò chiamare il Grande Sacerdote ed il capo
degli scribi e comanderò che sia edificato un nuovo tempio dedicato alla dea, che da questo momento avrà le
sembianze di un gatto domestico di colore nero, come la mia amata Iset".
Charlie interruppe un momento il suo racconto. Le piccole erano rimaste in silenzio per tutto il tempo per non
perdere nemmeno una parola. "Dovete sapere, cucciole, che la dea Bastet prima di quell'episodio era rappresentata
come una leonessa, in quanto sorella di Sekhmet, la potente dea della guerra. In segno di ringraziamento per aver
vegliato sulla vita del faraone Neferkara, Bastet venne poi raffigurata come un gatto nero e voi dovete esserne
fiere, perché tutti noi discendiamo da quegli eroici gatti dell'Antico Egitto."
Penelope era rimasta a bocca aperta. Tutte e quattro avrebbero voluto fare mille domande, ma il loro maestro si
era già alzato: "Mi è venuta un po' di fame. Credo che andrò a farmi uno spuntino e poi mi riposerò. Domani notte
parleremo invece dei gatti del Grande Nord. Buona notte figlie di Bastet, e sogni d'oro".