Spritz.
La mia nascita avvenne in una giornata tiepida di settembre.
Alla mia mamma, una bella gattina nera e rossa, prepararono un cartone nel sottoscala dove potermi far nascere,
ma lei reputo più rassicurante che nascessi, insieme al mio fratellino, all’interno di un mobiletto che stava
nella rimessa, dove veniva posteggiato il trattore di famiglia.
Ormai lei, avendo quattro anni, aveva imparato che in quel periodo dell’anno il trattore non sarebbe stato più
usato, perché la vendemmia era stata già fatta e i tini erano già collocati all’interno della cantina, con il mosto
che ribolliva.
Giorgio, il fattore, non lo avrebbe più messo in moto per diversi mesi, visto che per quell’anno il lavoro
nelle campagne si sarebbe fermato.
Mia madre, Luna, era particolarmente innamorata di Giorgio e visto che lui spesso e volentieri passava molto
tempo nella rimessa, sapeva di mettermi al mondo in un posto sicuro e dove aver cibo a volontà. Luna era l’unica
femmina che Giorgio amava avere intorno quando stava nella rimessa e quello era sicuramente il periodo più
lungo in cui si rifugiava per far trascorrere le giornate piovose d’autunno e quelle fredde di inverno.
Luna si era spesso domandata se Giorgio stesse spesso e volentieri nella rimessa perché amava tanto il suo
trattore ed i suoi attrezzi con i quali aveva sempre qualcosa da aggiustare e costruire o perché non sopportasse
sua moglie Maria.
Certo è che per mia madre, Maria aveva una voce stridente che le faceva venire sempre il pelo gonfio ogni volta
che la sentiva ed un modo di fare e camminare che ricordava l’andatura di un toro impazzito che si aggirava per
l’aia e da cui quindi stare alla larga. Mi domando anch'io cosa ci trovasse Giorgio di così attraente nello
stare con Maria, in fin dei conti non aveva quasi pelliccia e quei peli che aveva sulla testa ricordavano piuttosto
i ciuffi incolti che stanno in cima a quelle pannocchie secche dimenticate nei campi; in più non aveva neanche
una voce dolce e anche l’odore non era dei piu’ invitanti. Forse sarà stata brava a cacciare e a portare tanti
topi a casa da mangiare… Mah, un mistero!
Ritornando a mia madre, posso dire che Giorgio amava tantissimo Luna; era stato lui a portarla a casa propria.
La mamma mi raccontava spesso di come si fossero incontrati. Ciò avvenne in una calda sera di giugno mentre Giorgio
rientrava a casa dopo essersi incontrato con gli amici al bar per una partitina a carte e mentre si incamminava
per la strada sterrata illuminata praticamente a giorno da una splendente luna piena, sentì un flebile miagolio
a pochi metri da lui, vicino ad un albero di fichi che dava alla sua sinistra. Incuriosito da tal sentire si avvicinò
all’albero ed intravide una cosina scura muoversi vicino a terra: si piegò ed allungo la mano e toccò una cosa
morbida e calda. La afferrò. Per veder bene cosa stesse nel suo palmo, girò la mano e il braccio in direzione
della luce della luna e vide mia madre. Lei lo guardò e con fare deciso zampettò lungo il braccio peloso e teso
per raggiungere il viso barbuto di Giorgio per strusciarcisi contro.
Giorgio se ne innamorò all’istante, da quel momento divennero inseparabili e la chiamò Luna.
Il mio nome invece mi venne dato quando una volta aperti gli occhietti e stanco di vedere solo il muso di mio
fratello e di mia madre, decisi di conoscere il resto del mondo. Feci un salto, che era tutto un’impresa tanto mi
sembrava di star in alto rispetto al pavimento. In fin dei conti ora riguardando, erano solo 15 centimetri, ma quella
volta sembravano come fossero tre metri. A dire il vero probabilmente sarei ancora lì, se non fosse stato che mio
fratello con mossa maldestra mi spinse giù. E’ sempre stato un dispettoso, meno male che ci pensava poi mamma a
rimetterlo in riga.
Io sono di colore tutto rosso, mentre mio fratello tutto nero, ma mi domando se sia così nero proprio perché lo è
veramente per natura o perché va sempre a cacciarsi nei posti più sporchi che ci siano in giro.
Ebbene quando finalmente presi confidenza con i salti per entrare ed uscire dalla credenza, cominciai ad ispezionare
tutta la rimessa e la vicina cantina. Un giorno vidi una grossa mosca che faceva capolino dalla cima di un tino colmo di vino e che ogni
tanto si incamminava lungo il lato. Le studiai tutte per poterla raggiungere ma inutilmente, e lei sembrava quasi
prendermi in giro fermandosi a guardarmi fisso e strofinandosi le zampette come se mi comunicasse di avermi fregato
anche quella volta. Più lei si atteggiava così più io mi infervorivo, ma senza risultati; stava troppo in alto ed il
tino era scivoloso e non riuscivo ad arrampicarmici sopra.
Il destino mi venne in aiuto proprio quando ormai avevo deciso di rinunciare: entrò Giorgio che proprio con immenso
mio piacere, si avvicinò ai tini. Così colsi l’occasione al volo e alla velocità del fulmine mi arrampicai su
per i suoi pantaloni e saltai sul coperchio del tino, ma non avevo calcolato che Giorgio aveva appena alzato il
coperchio così invece di cader con tutte le 4 zampe su di esso, mi feci un bel tuffo nel vino nuovo. Meno male
che Giorgio prontamente mi prese sù, anche perché il liquido, che mi entrò in tutti i buchi che potessi avere,
aveva anche un saporaccio terribile.
Visto che mi dimenavo come un indiavolato proprio perché lo ritenevo schifoso e volevo subito levarmi di dosso quel
saporaccio, Giorgio prese in fretta da sotto una mensola una bottiglia d’acqua per risciacquarmi, almeno pensava ciò,
invece per la fretta e per l’ansia di aver tra le mani un indemoniato e non un micino e che faceva pure versi strani
tanto da pensar per un attimo al film l’Esorcista, mi versò subito senza guardare ciò che pensava fosse acqua ed
invece era
…aranciata!
Dovevate vedermi: se prima puzzavo di quel liquido dal gusto tremendo ora ero anche appiccicoso come la colla!
Giorgio mi guardò dimenarmi come una biscia e ridendo, accorgendosi dell’errore mi portò appena fuori dalla rimessa
dove c’era un lavandino e mi risciacquò. Ebbene, da quel giorno mi fu messo il nome di Spritz…
Mi andò anche bene, molto meglio che a mio fratello il quale ha sempre amato cacciarsi nei posti più
sporchi e stretti ed un giorno si incastrò nel motore del trattore. Quando riuscirono a tirarlo fuori era così nero,
ma così nero e sporco di grasso ed olio che lo chiamarono Castrol! Spero per lui che quel nome non abbia suggerito a
chi lo ha preso in adozione anche di "renderlo meno maschio"! Io l’ho scampata bella perché continuo a vivere con
Giorgio e Luna e con il tempo, ho imparato anche ad apprezzare il gusto del vino, sempre che venga allungato con
l’aranciata!
Ora passiamo spesso momenti lieti, tra maschi, davanti a un bel bicchier di vino. Anzi, davanti ad una ciotolina
di spritz!