Zia Cathy.
Una sera di dicembre, dopo la cena, tutta la comunità felina era intenta a prepararsi per la
notte. Fortunata era già in attesa fuori dalla camera della mamma umana, avendo il privilegio
di dormire sulla sua testa. Bubble Gum era già sulla sua amaca e Karambola dormiva di fianco
al telefono. Gli altri amici ancora gironzolavano per la casa, ma tra poco anche loro si
sarebbero ritirati nei loro angolini.
Esterina aveva riunito i suoi due figli nati in ottobre e tutti e tre stavano nel cestone dove
avrebbero passato la notte insieme: Arthur e Tristan erano due giovanotti vivaci ma educati.
Ambedue persiani, il primo era un raro cameo, il secondo era un silver shaded come Osiris, suo
padre.
Come tutte le sere i cuccioli chiesero alla madre: "Ci racconti una storia, mamma?" Esterina
annuì e disse "Va bene, però stasera non vi racconterò una favola, ma una storia triste e vera".
I cuccioli la guardarono pensierosi e la madre continuò: "Vedete quello spazio sul mobile vicino
al fornello? Quello probabilmente è il posto più caldo per dormire di tutta la casa". "E perché
non ci va nessuno a dormire se è così caldo?" chiese Tristan. "Perché questo è il nostro modo
per rispettare e ricordare Cathy". Rispose la mamma. "Quello era il suo posto.
I cuccioli stettero per qualche momento silenziosi; poi Arthur chiese: "Dov'è ora Cathy? Chi è ?"
Esterina rispose: "Cathy ora è al Ponte dell'Arcobaleno che ci aspetta per giocare ancora con noi.
E' stata la prima gattina ad arrivare qua; noi la chiamavamo 'zia Cathy' perché era la più anziana, ma anche la più saggia. Lei viveva in quel piccolo posticino; era freddolosa come un gatto abissino portato al Polo Nord, ma era sempre pronta a darci una mano od un consiglio".
"L'hai conosciuta, mamma?" "Sì Tristan, come ti ho detto lei è stata la prima ad abitare qui,
quindi, quando sono arrivata io, piccola cucciola di pochi mesi, lei e nonno Charlie erano già
qui. Molte cose che vi ho insegnato le ho imparate da lei. Cathy aveva il pelo color crema ed
era lungo come il vostro, e qualche volta ha rischiato di arrostire perché il suo mantello
finiva troppo vicino al fuoco e ricordo almeno un paio di volte che la mamma Ornorina ha dovuto
correre per evitare che bruciasse. Lei però era sempre tranquilla e continuava a dormire lì. A
volte andava anche sopra al termosifone acceso della cucina, ma quello era troppo caldo anche
per lei e resisteva solo pochi minuti. Zia Cathy stava talmente immobile sul suo piccolo cuscino
vicino ai fornelli che molte persone che entravano nella cucina non si accorgevano nemmeno della
sua presenza".
"Sapete quale era il suo gioco preferito?" I piccoli la guardavano con attenzione. Nel frattempo
Charlie, il maschio anziano della famiglia che passando lì vicino aveva sentito parlare di
Cathy, si era fermato ad ascoltare Esterina. "Era il gioco della scopa: lei si metteva dietro e
faceva gli agguati alle setole della scopa che passavano nelle fessure sotto ed a fianco della
porta, così la mamma umana oltre a pulire, doveva anche giocare tutte le sere con lei. " Charlie
si distese sul pavimento ed appoggiò il musetto sulle zampe chiudendo gli occhi. Era triste;
ripensava ai bei momenti spensierati, quando era un giovane cucciolo e faceva gli agguati a
Cathy, le corse fatte su per le scale insieme per vedere chi arrivava prima nella soffitta."
I cuccioli erano pensierosi e per un poco stettero in silenzio. Poi Tristan chiese: "Perché ci
hai raccontato di Zia Cathy, mamma?" Anche Esterina rimase qualche attimo in silenzio, poi
sussurrò "Vedete piccoli, in questo mondo tutto passa; noi, come tutti gli altri esseri viventi
della Terra nasciamo, la abitiamo per un certo periodo e poi andiamo al Ponte dell'Arcobaleno a
raggiungere chi c'era prima di noi. Non bisogna essere tristi per questo, ma è molto importante
conservare e tramandare il ricordo di chi ci ha amato, di chi ha fatto parte della nostra
famiglia ed è stato importante per noi. Tra poco voi mi lascerete per andare a vivere lontano.
Avrete nuovi amici della nostra specie ed anche nuovi amici umani, ma non dovrete dimenticare da
dove venite, gli amici che avete lasciato e che continueranno a volervi bene, anche se sarete
lontani. Ricordatevi sempre della vostra mamma, delle zie e sorelle con le quali avete giocato,
di papà Osiris, e degli altri cuccioli con i quali vi siete divertiti e raccontate tutte queste
cose ai vostri nuovi amici; è il ricordo la cosa più importante che io possa donare a voi e che
voi donerete ai gattini che verranno dopo."
Per un bel po' tutti se ne stettero in silenzio. I cuccioli erano assorti nei loro pensieri,
Charlie aveva sempre gli occhi chiusi; nel silenzio della sera, la sua voce risuonò profonda:
"Avete una gran madre, cuccioli. Ascoltate le sue parole e seguite i suoi consigli, sono i
migliori che una madre può dare ai suoi figli".
Dopo un altro minuto di silenzio Esterina si distese nel suo comodo cestone e mormorò ai
piccoli "Dormite ora cuccioli, che domani avrete altri giochi da inventare".
Mentre i suoi amati figli si raggomitolavano vicino a lei per la notte, Esterina li guardò ed
impprovvisamente si sentì stringere il cuore. Tra poco se ne sarebbero andati e lei sarebbe rimasta
nuovamente sola. Ripensò ai suoi tanti cuccioli. Solo la sua prima figlia Fortunata viveva ancora
con lei e tempo prima aveva rivisto il suo carissimo Marcellino, padre a sua volta di Novella. Degli
altri aveva qualche rara notizia, ma questo purtroppo è il destino delle mamme gatte. Sapeva però
che di sicuro i suoi piccoli vivevano felici in famiglie che li amavano e che non si sarebbero
dimenticati di lei, degli amici della famiglia, e di zia Cathy.