Karambola e la formica.
Era un pomeriggio d'agosto. Karambola se ne stava a dormicchiare sullo schienale del divano,
come tutti i pomeriggi. Nel soggiorno non c'era molta luce. Gli scuri di legno della porta
finestra erano semichiusi per non far entrare il caldo sole estivo. Tutto era perfetto per un
bel sonnellino e non c'era un rumore nella casa. Tutta la tribù felina era impegnata nel riposo
pomeridiano.
Come sempre Karambola dormiva con un occhietto semi chiuso, per poter avvertire qualsiasi minima
variazione di luce; il pericolo di una spazzolata al suo folto mantello era sempre incombente e
se la mamma si avvicinava con pettine e spazzola si poteva sempre tentare una fuga strategica
verso la soffitta. Una cosa apparentemente insignificante attirò l'attenzione della gattina:
un piccolo punto nero che si muoveva lentamente sul pavimento.
Se un gatto può scegliere tra una ciotola piena di pappa ed una preda, sceglie sempre
quest'ultima: c'è più gusto a guadagnarsi il cibo. Non che il piccolo puntino rappresentasse
una gran preda, ma tanto per tenersi in allenamento, Karambola aprì molto lentamente l'occhio e
girò l'orecchio destro in direzione del puntino, tendendo i muscoli delle zampe.
Ora il puntino era fermo. Passò un minuto abbondante in cui tutto era immobile, nella stanza. Di
nuovo il puntino si mosse. "Allora non mi sbagliavo". Pensò Karambola. Girò lo sguardo da
un'altra parte e lentamente, facendo finta di nulla, scese dallo schienale ed andò a sedersi
sul cuscino del divano, proprio davanti al misterioso puntino mobile. Passò un altro minuto a
pulirsi una zampa e così ogni tanto dava una sbirciatina al puntino. Questo si mosse di nuovo.
"E' proprio una preda!". Karambola scese di corsa dal divano ed in un lampo fu davanti al suo
obbiettivo.
Vedendo due enormi occhi verdi, rotondi e luminosi, che la fissavano da vicino, la piccola
formichina smise di zampettare per il soggiorno e si fermò. "Ciao". Disse rivolta ai due
occhioni. "Io mi chiamo Sssfrff e tu chi sei?" Karambola rimase un po' sorpresa, ma da vero
gatto, si riprese subito. "Io sono Karambola, la migliore cacciatrice della casa e tu sei la
mia preda". "Non sono una preda" disse Sssfrff, "sono una formica. Mi sono persa e sto cercando
di ritrovare le mie sorelle". Karambola sedette sul pavimento, si guardò intorno e visto che
non c'era nessuno, si rivolse di nuovo verso la piccola formica. "Una formica? Non ho mai visto
formiche qui dentro. Come sei arrivata fino a qui?" "Per la verità non lo so; stavo passeggiando
con le mie sorelle nel giardino dove abbiamo la nostra casa, quando una porta si è aperta. Si è
alzato un gran vento e mi sono trovata dentro la casa. Sono due giorni che giro per cercare di
uscire, ma non ci sono ancora riuscita. Potresti aiutarmi, per favore?" La formichina aveva una
voce molto triste che impietosì la dolce Karambola. Vide nella sua mente uno dei suoi adorati
cuccioli vagare in cerca di aiuto in una terra sconosciuta e pensò che invece che mangiare la
formica, piuttosto insignificante come pranzo e probabilmente con un sapore sgradevole, avrebbe
dovuto aiutarla.
In quel momento Charlie si svegliò ed uscì stiracchiandosi dal suo nascondiglio dietro il mobile
del televisore. "Cosa fai lì per terra?" Chiese a Karambola. Lei, con noncuranza, appoggiò una
zampa sopra la formica, sussurrandogli "Non muoverti e non parlare". "Niente, Charlie; controllo
la pulizia del pavimento, perché non vorrei sporcarmi le zampette". Quando il gattone si fu
allontanato, alzò la zampa. La formichina era un po' impaurita ma senza danni. "Prova a salirmi
sulla schiena che ti porto io" disse Karambola. La formichina cercò di salire, ma il folto
mantello di Karambola era stato da poco spazzolato e pettinato ed era molto scivoloso a causa
dello shampoo. Dopo un paio di capitomboli, la formica guardò sconsolata la sua nuova amica.
Karambola non si perse d'animo ed abbassando la testa disse: "Tieniti su uno dei miei baffi, che
forse è più facile". Effettivamente le lunghe vibrisse di Karambola non erano scivolose come il
suo mantello e con le zampette dietro su un baffo e le zampette davanti su un altro, la
formichina riuscì a salire. "Tieniti forte che dobbiamo scendere le scale". In quel momento
sbucò dalla porta della cucina Malibu, il giovane maschio cameo della casa. "Ciao, Nesquik, hai
un baffo sporco, vuoi che te lo pulisca?" disse rivolto a Karambola. Malibu era un bel gattone,
ma scherzava sempre e si approfittava spesso del fatto che era il più grosso gatto
dell'allevamento. A Karambola non piaceva essere chiamata con soprannomi e lui lo faceva apposta.
"Pulisciti i tuoi baffetti, che sono ridicolmente piccoli, ciccione…" Rispose Karambola trottando
verso le scale e girando la testa in modo che Malibu non potesse vedere la formichina appesa ai
baffi. Il gattone si sedette e guardò Karambola scendere le scale di corsa. "Boh, le donne. Chi le
capisce è bravo". Pensò Malibu.
In fondo alle scale, la porta che portava al piano inferiore era chiusa. La gattina si sedette in un
angolo e disse alla formichina: "Dobbiamo aspettare che passi qualcuno che apra la porta. Scendi
pure a riposare, se vuoi, ma appena si apre la porta devi salire di corsa, altrimenti non riusciamo
a passare". La piccola formica stava per rispondere ed aveva già fatto un passo per scendere, quando
sentirono un rumore dall'altra parte della porta. "Rimani su che c'è qualcuno. Se siamo fortunate la
porta si aprirà tra poco. Infatti dopo un minuto la porta si aprì e Marco entrò. Nello stesso
momento Karambola fece uno scatto e passò nel corridoio, dall'altra parte della porta. Marco non ci
fece neppure caso, chiuse la porta e salì le scale.
Il corridoio era più fresco del soggiorno; Karambola si fermò un momento per regolare gli occhi alla
poca luce che filtrava dai vetri ai lati della porta d'ingresso. Si avvicinò con cautela a
quest'ultima ascoltando che non ci fossero altri movimenti; non c'era nessun rumore e la gatta si
sedette al lato della porta. "Scendi ora, siamo arrivati". La formica scese e si distese sul
pavimento a riposare. Il viaggio era stato piuttosto faticoso ed era stanca. "Dove sono le mie
sorelle?" Chiese con un filo di voce. "Probabilmente sono dall'altra parte di questa porta".
Rispose Karambola. "Come farò a passare?" Karambola stava per rispondere quando sentì il cancello
esterno chiudersi rumorosamente. Stava rientrando qualcun altro della famiglia e bisognava scansarsi
alla svelta. Gridò "Nasconditi sotto al battiscopa!" alla piccola formica ancora seduta sul
pavimento e scattò verso la taverna per nascondersi a sua volta.
La porta si aprì di colpo ma lei non vide chi era entrato, dato che si era nascosta sotto al tavolo
e faceva finta di dormire. Si sentì armeggiare un po' con scarpe e ciabatte, poi finalmente la
porta che delle scale si aprì e si richiuse.
Karambola uscì cautamente dal suo nascondiglio e silenziosamente si avvicinò alla porta socchiusa:
"Bene!" pensò; non c'era nessuno. In quattro balzi ritornò dove aveva lasciato la formichina, ma
questa non c'era più. "E' già uscita?" Guardò ancora un po' in giro, ma non vedendola, si diresse
verso la porta delle scale.
Proprio davanti alla porta, un puntino nero si mosse. "Karambola la vide e si fermò. "Pensavo fossi
uscita; come hai fatto ad arrivare così lontano?" chiese alla formichina. "Non lo so. Stavo per
nascondermi quando ho sentito un gran vento e mi sono ritrovata qui". Rispose la formica.
"Probabilmente lo spostamento d'aria provocato dalla porta che si apre è troppo potente per te.
Sali di nuovo sul mio baffo che ti riporto dove eravamo".
Ritornati davanti alla porta d'ingresso, la gattina e la formica stavano sedute a pensare su come
poter uscire, quando un altro puntino nero spuntò da sotto la porta d'ingresso. "Ciao, Sssfrff;
eravamo preoccupate per te, dove sei stata fino ad ora?" chiese la nuova venuta.
Karambola era rimasta a bocca aperta: " E tu come sei entrata?" "Da sotto la porta, naturalmente.
Non sono mica una cicciona, io". Rispose la formica. "E' una buona notizia; allora potrete uscire
tutte e due dallo stesso passaggio". Esclamò Karambola.
Le due formiche erano così contente di essersi ritrovate che fecero una piccola danza per
festeggiare. Arrivò il momento del commiato. Dopo aver ringraziato Karambola del preziosissimo
aiuto, la piccola formica le disse: "Non andare via. Aspetta qua…"
I due puntini neri scivolarono sotto la porta senza dar tempo a Karambola di dire nulla. La gattina
sedette e rimase ad aspettare, anche se non capiva perché.
Passarono i minuti. Karambola incominciava a sonnecchiare; ad un tratto un movimento attirò la sua
attenzione: un minuscolo chicco di gramigna scivolò sul pavimento. Una vocina da sotto la porta
disse: "Sappiamo che per te è non è molto mentre a noi un chicco così basta a nutrirci per molti
giorni, ma te lo doniamo con tutto il cuore per ringraziarti della tua bontà. Addio cara amica."
Karambola sorrise e leccò il pavimento per raccogliere il suo regalo.
Ornorina stava preparando, come al solito, alcuni piattini per i suoi amici gatti sempre affamati,
quando sentì un miagolio insistente. Ovviamente riconosceva la voce, e brontolando discese le scale
che portavano al piano terra. Aprì la porta e vide Karambola che la guardava. La gatta si alzò e
con il suo fare aristocratico, lentamente la oltrepassò ed iniziò a salire le scale. Quando
Ornorina a sua volta ritornò al piano superiore, Karambola stava già dormendo beatamente sul suo
cuscino di fianco al telefono con un sorriso enigmatico stampato sul suo musetto da furbetta.